3 Maggio 2017

EDITORIALE N° 69 - Speciale Abbracciamondo

Questo numero di Zeus!, che all'apparenza può sembrare un'edizione come tante altre, è in realtà tra i più mutanti. Nelle prossime pagine potrete leggere gli scritti dei nuovi ragazzi di cui la Cooperativa Il Cardo si sta prendendo cura. Questi ragazzi non hanno nessuna disabilità, eppure li abbiamo accolti sulle pagine di Zeus!. Hanno, in compenso, diversi handicap*: sono nati in un altro paese, addirittura in un altro continente, hanno la pelle di un colore diverso dalla nostra e non parlano la nostra lingua. I ragazzi di cui vi sto parlando sono richiedenti asilo, quattro di loro arrivano dal Gambia e tre dalla Guinea e vivono in due appartamenti gestiti dal Cardo, rispettivamente a Ponte di Legno e Temù. Negli ultimi mesi ho avuto modo di conoscerli, ho parlato con loro, ho mangiato con loro, li ho osservati e ho fatto tante domande stupide. In alcuni di loro ho rivisto me stessa alla loro età, nei pochi mesi in cui ho vissuto a Londra; nei loro occhi ho rivisto il mio sguardo, la paura e l'emozione nell'affrontare una nuova vita in un luogo straniero, la voglia di incontrare persone nuove e farsi dei nuovi amici, seppur con l'imbarazzo e la difficoltà di dover parlare una lingua che non è la tua. Le analogie però finiscono qui. Io ero una ragazzina europea bianca che, con un trolley in una mano e un biglietto aereo da 25 euro nell'altra, ha salutato mamma e papà perché questa valle le stava stretta. Questi ragazzi, invece, spesso fuggono da guerre, da dittature, dalla povertà e dalla fame, o "semplicemente" partono alla ricerca di un futuro migliore. In molti casi non hanno una madre o un padre da salutare. Quelli che arrivano dall'Africa Occidentale seguono grossomodo tutti la stessa rotta, che è quella raccontata da Axel ne "Il viaggio di Caramba" (p. 11). Del viaggio che li aspetta sanno solo quando partiranno, nessuno di loro sa quando, e se, arriverà. Attraverseranno il deserto, chi in macchina, chi a piedi, incontrando spesso i resti di quelli che non ce l'hanno fatta. Si ritroveranno in Libia, vivendo sulla propria pelle le violenze e le brutture di una guerra civile che dura ormai da quattro anni. Navigheranno il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna stipate di persone e speranze. Giunti in Italia verranno identificati e distribuiti nei vari centri d'accoglienza sparsi per la Penisola. Lì, qualcun altro deciderà la destinazione finale del loro viaggio. Per Caramba, l'arrivo è stato Il Cardo, dove ora lavora e vive, condividendo un appartamento con cinque nostri ragazzi. Lo stesso è stato per Yerro e gli altri, che conoscerete nelle prossime pagine. E proprio a lui, che mi raccontò del suo viaggio dopo la seconda cena insieme, feci la domanda più stupida che potessi fare: "Ne è valsa la pena?". Dopo un interminabile attimo di silenzio, mi rispose convinto: "Yes! Of course!". Ecco, io vorrei tanto che questo possa diventare vero davvero. Che queste persone possano integrarsi, farsi degli amici, trovare un lavoro e formare una famiglia. Vorrei che la fatica e la sofferenza del loro viaggio in cerca di una vita migliore non siano state vane. Ma questo è un lavoro che dobbiamo fare tutti noi che li stiamo accogliendo. Se vogliamo che imparino la nostra lingua dobbiamo parlargli, se pretendiamo che si comportino civilmente dobbiamo dare, in prima persona, il buon esempio, e soprattutto dovremmo capire che se stiamo male, se la nostra condizione ci sembra ingiusta, la colpa non è di chi sta peggio di noi.
Sara Rendina
(Grafica e redattrice di Zeus!)

*handicap
sostantivo
1. Sistema di competizione sportiva fondato sull'attribuzione di vantaggi differenziati
secondo una valutazione di qualità a favore dei singoli competitori (atleti o cavalli).
2. Motivo di svantaggio o pregiudizio.

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